Ginger Baker: un antieroe che ci mancherà molto.

Domenica 6 ottobre è venuto a mancare a Londra uno dei protagonisti più controversi della storia del Rock. Un musicista che è sempre stato difficile incasellare in qualunque categoria, poiché in grado di superarle tutte. Un uomo il cui temperamento e la cui personalità sono stati insieme la causa e la rovina della sua carriera.
Oggi parliamo di Ginger Baker.

Premesse

Tentare di riassumere in maniera completa la vita e la carriera dell’artista dai capelli rossi è un’impresa ai limiti dell’impossibile, ma è stata portata magistralmente a termine da Jay Bulger nel suo documentario Beware of Mister Baker, ritratto avvincente di un uomo così affascinante e ricco di contraddizioni. Visione consigliata per chiunque voglia farsi un’idea del personaggio.

Quello che voglio fare oggi è un’operazione diversa, ovvero cercare ancora una volta di spiegare perché, al di là della stima degli illustri colleghi, Ginger sia stato un musicista straordinario e perché oggi dovremmo ringraziarlo, nonostante il suo rinomato caratteraccio.

Per farlo prenderemo in esempio la canzone Strange Brew dei Cream, tratta dal loro secondo album Disraeli Gears.

Ginger Baker: il padre della batteria Rock

Bisogna anzitutto considerare un fatto importante, sottolineato anche da molti suoi colleghi. Prima di Ginger, non esisteva l’archetipo del batterista Rock. Esistevano solo i grandi batteristi Jazz delle big band e del Bebop. Non è che non ci fossero altri batteristi famosi ascrivibili al mondo del Rock nel Regno Unito, ma Ginger Baker nei primi anni ’60 li superava tutti anagraficamente e per livello di tecnica, originalità, sperimentazione e sregolatezza. Avendo studiato attentamente i rudimenti dello strumento e i batteristi Jazz, Baker godeva di un bagaglio tecnico e di una capacità di fraseggio notevolmente superiore alla media dei batteristi inglesi suoi coevi. A questo si aggiunse un temperamento molto focoso da protagonista, che lo portò ad elaborare i suoi lunghi e potentissimi assoli, marchio di fabbrica che verrà imitato da tanti, ma solo in seguito.

Ginger ai tempi della reunion dei Cream nel 2005.

Questo ci deve portare a riflettere sul fatto che quando ascoltiamo Ginger Baker, siamo di fronte a un esperimento totale. Nessuno aveva mai fatto nulla del genere prima di lui.

Strange Brew

Strange Brew è un singolo del 1967, pubblicato dalla Reaction Record e incluso nel secondo album dei Cream, Disraeli Gears. Legato ad una formula discografica già divenuta lo standard negli anni ’60, il brano doveva diventare il successo commerciale atto a scalare le classifiche per spingere le vendite dell’album, e lo sappiamo tutti: un singolo deve essere semplice, orecchiabile e, soprattutto, breve.

La cover del singolo uscito nel giugno del ’67

Vincolati a queste strette catene i Cream hanno sempre prodotto delle perle geniali, come il singolo precedente I Feel Free (ancora forse un po’ legato alle sonorità del beat), ma Strange Brew fa un piccolo salto di qualità. Brano totalmente psichedelico e acido, comunica chiaramente le sensazioni date da un trip di allucinogeni. Si percepisce un’atmosfera fumosa e ovattata in cui è difficile distinguere i particolari (specie per via del falsetto di Eric Clapton). Tuttavia se ci soffermiamo solo sul groove di Baker noteremo delle cose interessanti: la canzone è dettata da lui. I vari momenti del brano sono delineati dai suoi stacchi e dai cambi di accompagnamento.

Maestro e virtuoso

Baker per il brano inventa delle parti ricchissime di abbellimenti e dettagli assolutamente avvincenti che aiutano a non rendere la canzone mai banale. Ghost notes sul rullante si mescolano ad accenti forti sul charleston dimostrando un grande uso delle dinamiche e un ampio spettro di possibilità musicali, per non parlare della cassa che s’incastra perfettamente con il basso di Jack Bruce. Baker è anche un maestro dell’interplay, infatti come da lui spesso ribadito, il ruolo del batterista in una band è quello di accompagnare e completare gli altri.

La dimostrazione arriva con l’assolo di Eric Clapton: alla fine della strofa, dopo un lungo fill suoi tom mentre inizia il solo di chitarra, Ginger cambia completamente groove, raddoppiando il tempo (ovvero il numero di colpi in una stessa pulsazione), inserendo tom e timpano in una figura che ricorda quasi un ritmo mambo. Dopo l’assolo e un altro giro di ritornello, con un flam esplosivo sul rullante Baker segna lo stop mettendo una pausa a metà del brano, dimostrando la capacità di arrangiatore e il valore di una nota non suonata mentre si fa musica. Tutto questo in poco meno di 2:50 minuti.

L’influenza sui posteri

Ripeto, contestualizzandoci nell’epoca, il lavoro di Baker è unico e straordinario. Tutti i batteristi di lì a pochi anni faranno di tutto per imitarlo: John Bonham, Nick Mason, Keith Moon, Stewart Copeland e persino Neil Pearth e Chad Smith.

L’incredibile assolo di Toad alla Royal Albert Hall.

Ginger Baker è fondamentalmente il padre della grande batteria Rock, e la domanda che è lecito porsi, dando il giusto peso ai “se” e ai “ma”, è cosa sarebbe stato in grado di fare se il suo temperamento non lo avesse portato a distruggere ogni suo progetto in pochi anni. Basti pensare che l’esperienza con Cream, la band più famosa in cui ha militato, è durata solo 2 anni e mezzo. Quella con i Blind Faith addirittura soli 9 mesi.

Fu vera gloria?

Forse avrebbe potuto creare altre cose bellissime che tutti avremmo potuto apprezzare, o forse non sarebbe stato in grado di concepire neanche quello che ha fatto, dato che per inventare ci vuole anche un po’ di follia.

Fonte: pinterest.com

Resta il fatto che Ginger ci mancherà, con tutti i suoi atteggiamenti fastidiosi la sua sigaretta sempre in bocca e una parola cattiva per tutti. Perché un po’ l’essenza del Rock idealmente è anche questo: essere come si è, anche se cattivi fino al midollo, senza scendere a compromessi mai.

Strange Brew è parte della Weeklyplaylist di Koinervetti.

Un saluto, Nicolò Guelfi

 

7 risposte

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