#ATuPerTu con Antonio Sorace e Andreina De Tomassi – Risonanze Luminose

Si avvicina il giorno di Natale ed è anche la cultura a fare festa: sabato 14 dicembre dalle 17, a Villa Magherini Graziani (San Giustino, PG) sarà inaugurato il vernissage “Risonanze Luminose”. Numerosi gli ospiti di rilievo nazionale, fra i quali Antonio Sorace e la giornalista Andrina De Tommasi, protagonisti di questo illuminante #ATuPerTu.

Parola agli ospiti quindi, a partire dallo scultore ed ecologista Antonio Sorace, autore dell’imponente “Black Iceberg”.

Ecco il “Black Iceberg” di Antonio Sorace, imponente opera di circa 4 metri ospitata da Villa Graziani
  • Il “Black Iceberg” sarà una delle opere del vernissage “Risonanze Luminose”: un contrasto fra disperazione e speranza dall’interpretazione molto soggettiva. Quale storia si cela dietro la sua creazione?

L’idea è tutta nei titoli. Pippo Cosenza, l’organizzatore, ci ha chiesto di creare delle opere che avessero “Risonanze luminose” e quindi ho pensato di creare una scultura che potesse abbracciare tutti i sensi. “Black Iceberg”, già il titolo è un ossimoro, il Nero che sposa il ghiaccio che “dovrebbe” essere bianco. In realtà non è un contrasto, perché oggi, l’aumento della Co2 nell’aria e le sue ricadute “sporca” il candido ghiaccio. E se il Nero è il principio e la fine di tutto, mi pare chiara la simbologia.

  • Lo scopo fondamentale dell’opera è “sensibilizzare”, essendo lei ecologista oltre che scultore. Quale messaggio porta con sè “Black Iceberg”?

Non sono mai stato un catastrofista, cerco di anticipare i problemi e cerco di trovare delle soluzioni. Nel ’68, per esempio, avevamo organizzato dei Mercatini rossi, alternativi, dove si vendevano prodotti di prima necessità ai prezzi reali, saltando l’intermediazione che triplicava il prezzo, oppure si portava a conoscenza del pubblico, con delle inchieste, tutte le fattorie biologiche del Lazio, creando così una prima rete ecologica nel 1989… Tornando all’opera, il Totem è un monito che vuol dire quando i ghiacciai diventeranno neri sarà la fine dell’Umanità. Ma dall’interno del monolite fuoriescono, attraverso degli appositi “tagli musicali,” suoni, luce e fumo bianco. C’è vita all’interno?

  • In questo futuro incerto, può essere l’arte una delle speranze alla quale aggrapparsi?

L’arte ha sempre anticipato il futuro, le opere d’arte sono delle antenne lanciate nel mondo, colgono i bisogni, i drammi, i desideri. Ma non ci si deve “aggrappare” all’arte,  si deve praticare, sentire, condividere e soprattutto FARE. Perché la via dell’essere è il FARE. E se ogni cittadino prendesse in mano la propria vita con senso di responsabilità, e con piccoli gesti quotidiani: dalla raccolta differenziata al piantare un albero, dalla sobrietà alimentare alla scelta dei prodotti a basso impatto, se capisse che risparmiare acqua, fossili per il riscaldamento, e altre azioni ecologiche, allora,  sarebbe realmente una parte del tutto. Non ci sono solo grandi soluzioni dall’alto, ma ci sono piccole, efficaci soluzioni personali e quotidiane. Così si realizzerebbe il sogno di quel filosofo “fai della tua vita un’opera d’arte”.

  • Parteciperà ad una mostra in un territorio ricco di arte: come giudica il passato artistico della Valtiberina? E il presente?

Vi dirò la verità: non conosco la Valtiberina umbra, a parte San Giustino perché è la terza, quarta volta che ci vengo, ma ho visto solo la Villa e basta, e a parte Città di Castello che invece conosco bene per via di Burri, di qualche servizio giornalistico, e per vari cugini materni che ci vivono. Ma pensate che sia colpa mia? Eppure sono una giornalista, ora in pensione, ero inviato speciale per “La Repubblica” e ho girato l’Italia in lungo e in largo. Perché invece conosco bene la parte toscana della Valtiberina? Tante volte sono stata a San Sepolcro, conosco l’attività diaristica di Pieve Santo Stefano, il teatro della Casini ad Anghiari.. eccetera… Perché la parte umbra della Valtiberina mi è sconosciuta?  Se non la conosco è perché non si è fatta conoscere! Come se  non avesse un volto, non c’è un apparato COMUNICATIVO ADEGUATO, non si organizzano “Educational” per giornalisti, che poi ne parlerebbero sui loro giornali, non si lanciano premi per la “migliore fotografia”, che servono a creare un fondo immagini, o il “miglior scritto”…cose di questo tipo… O almeno io non l’ho mai saputo! In poche parole, banalmente, MANCA L’IMMAGINE!

  • Paradossalmente, la promozione di un evento di questo genere non è mai scontata. Come si può sensibilizzare la popolazione riavvicinandola in massa alla cultura?

“In massa alla cultura” non succederà mai… Diciamo almeno una qualche attenzione alle cose culturali, al di là delle sagre, degli acquisti natalizi, dei mercatini fasulli, del consumismo becero… Si dovrebbe partire dalla Scuola, creare amore e curiosità per la Bellezza, il Paesaggio, la Cucina tradizionale, organizzare delle visite in Fattoria, negli Orti, nelle botteghe artigiane, magari spingendo i giovani a creare un giornale online sulla Valtiberina! E poi “mettere insieme” i giovani… ma non con un festival della birra che li ubriaca tutti e non serve a niente, magari una maratonina,  una corsa in bici con qualche scopo, qualche proiezione di video natura, videomapping, presentare graphic novel, organizzare delle gare a fumetti… E così anche per i maturi e i vecchietti, “stare insieme” organizzare qualcosa, è già un miracolo in questa società divisiva e consumistica…

  • In questo senso la “Casa degli Artisti” cerca di aggregare varie forme artistiche. Quale pensate sia la metodologia giusta per promuovere le varie forme artistiche?

Noi siamo un po’ anarchici, autarchici e gramsciani. Che cosa vuol dire? Che facciamo quasi tutto da soli, chiediamo una mano ai giovani, ai vecchietti come noi, si chiama VOLONTARIATO CULTURALE e funziona! E crediamo alla formula pedagogica dell’offrire arte, cultura, intrattenimento interessante. Abbiamo cominciato con il BARATTO: io ti ospito e tu mi lasci un’opera… sono passati 400 artisti per sant’Anna del Furlo e adesso abbiamo un parco di Sculture che è tra i primi in Italia. Un gruppo musicale ha bisogna di una sala prove? Un corpo di balletto, un gruppo di teatro, amanti dello Yoga creativo? Prego, VENITE! Ma ci promettete la “prima” del vostro spettacolo! Chiediamo un minimo per la tessera annuale, 10 euro, da 10 anni, tutti i pranzi e le cene sono condivise, massima diffusione sui social e si va avanti così… Qui sono passati, scultori, pittori, calligrafi, videoartisti, musicisti, ricamatrici, fotografi, restauratori… eccetera SEMPRE A TITOLO GRATUITO! Noi offriamo il posto, la convivialità, il pubblico, l’attenzione dei media..

  • Perché la popolazione altotiberina dovrebbe partecipare a “Risonanze Luminose”?

Ahahah… la chiamerei pura curiosità che è il sentimento che muove il mondo!

  • Un saluto a Koinervetti

Ciao Koinervetti! Un giorno faremo qualcosa insieme. Promesso!

 

16 risposte

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