#ATuPerTu con Kevin Koci

Koinervetti ha incontrato Kevin Koci, un artista di Sansepolcro che sta diventando sempre più noto in Valtiberina e fuori. In questa intervista Kevin ci racconta tutto il suo passato e anche il suo futuro musicale, dove si presenteranno opportunità molto interessanti. Buona lettura.

Fonte: Facebook

K: Ciao Kevin, come stai?

Kevin: Per risponderti come va, io ho un pezzo che si chiama Sospeso, che è una parafrasi della risposta alla domanda in questione che mi viene sempre fatta, ovvero “come va”, quindi dovrei cantarti il pezzo. Sarebbe la parafrasi alla risposta: “bene dai”, che può nascondere tante cose… Quindi bene dai!

K: Come è iniziata questa passione verso la musica?

Kevin: È stato un caso, nel senso che i miei genitori mi regalarono questa chitarra classica e la mia insegnante mi disse: “se vuoi suonare con noi te la studi da solo, arrivi fino al nostro punto e poi ti puoi unire” e quindi io ho preso il libro e da autodidatta ho iniziato a suonare. Lei era un’insegnante molto Hippie, ascoltava tanto Bob Dylan, quindi qualche primo input mi è arrivato, ed è stata fantastica, come uno se la immagina.

K: Che cosa ti ha spinto a scrivere qualcosa di tuo?

Kevin: Guarda, citando David Bowie, “chiunque ha bisogno di scrivere, penso che abbia una disfunzione sociale”, nel senso che non sa esprimersi a parole, e quindi ha bisogno di scrivere qualcosa, e io penso che rientro tra quei disagiati (*scherzando*). Mi relaziono poco con la gente, e quindi mi esprimo tramite la musica, cercando di rubare il modo di spiegare alla Bob Dylan e David Bowie.

K: So che hai avuto un passato un po’ drastico riguardo alla pubblicazione di un tuo disco, ti va di parlarne?

Kevin: Sì certo. Ero arrivato a 17-18 anni con la voglia di registrare un EP, quindi essendo un po’ ignorante nell’approccio ho iniziato a mandarlo ad etichette, e in particolare con un’etichetta ho preso una fregatura gigantesca. Si lamentavano del mastering e poi hanno raccontato un po’ di bugie. Adesso sono entrato in collaborazione con un etichetta che mi ha visto ad una “specie” di finale di Arezzo Wave e sto registrando il mio primo disco serio.

Fonte: Facebook

K: Come è stata l’esperienza di girare il tuo primo videoclip riguardo alla canzone Addiction

Kevin: L’impatto è stato più umano che artistico, nel senso che ritrovarsi quasi maggiorenne e c’è qualcuno a cui piace quello che fai è veramente bello. Poi ritengo alcuni pezzi molto di qualità, c’è molto di adolescenziale. Ritengo molto bello il pezzo Sweet Pain che parla di un viaggio molto romanticizzato in Europa. Solo che ha avuto pochi ascolti su Spotify… A volte non va come te lo aspetti (*ridendo*).

K: abbiamo saputo che sei entrato nel Men/go festival, ci potresti raccontare come è successo?

Kevin: Allora, io non avevo contatti per entrare, c’era questo contest che ci portava dentro il festival. Dovevo suonare in questo ristorante, c’erano delle fasi a gironi e alla fine è andata bene. In quella giornata aprirò ad artisti come Franco 126 e Eugenio in via di gioia. Ti racconto questa: un giorno ero a suonare ad una giornata per difendere una Piana di Arezzo dalla costruzione di una cava, organizzata da Francesco Moneti dei Modena City Rambles. Io e Francesco ci siamo visti diverse volte, anche ad un contest dove suonavo. Gli sono piaciuto quel giorno, e verrà con me a suonare al Men/go dove sarà anche Nico Giambi.

Fonte: Facebook

K: Ci sono dei pezzi in preparazione che porterai nei palchi?

Kevin: Sì, ce ne sono tre, il primo si chiama Indie che è un pezzo molto autoironico. Il secondo si chiama Assoluzione che è una canzone dal testo che parla di una storia un po’ distopica, alla Black Mirror per intenderci. Il terzo invece si chiama Sogni sul balcone. Per ora ci sono questi in programma.

K: Kevin ti ringraziamo per questa divertente chiacchierata, ce lo faresti un saluto a Koinervetti?

 

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