#ATuPerTu con Innesti

Il 29 giugno è iniziata la mostra Innesti, una mostra dove il collettivo Mutatio (composto da Tonino Puletti, Simone Anticaglia, Riccardo Antonelli, Meri Ciuchi, Gilda Foni e Maurizio Rapiti) da vita al tema del l’innesto, il tutto presso Palazzo Alberti a Sansepolcro. In questa mostra, oltre ai lavori esposti dai vari artisti, si affronta il tema del cambiamento, dell’intervento e della nuova nascita, dell’infanzia, della fragilità, del sogno e del sonno, per esseri viventi che in un percorso di tempo si evolvono, si modificano creando un nuovo essere semivivente. Il gruppo di Koinervetti ha incontrato i vari artisti e ci ha fatto due chiacchiere. Buona Lettura.

Tonino Puletti: In questa mostra si affronta il tema del l’innesto, visto come un lembo  di stoffa o tessuto, attraverso un atto chirurgico. Ogni artista affronta questo tema in maniera personale e anche molto originale se vogliamo. L’innesto deve essere visto come evoluzione dell’Io interiore, psicofisici o elementi naturali che cambiano il modo di vedere le cose, quindi nel installazione centrale della mostra dal titolo Innesti, abbiamo utilizzato dei peluche, dei pupazzi pop, collegati al sogno e al sonno del bambino che è stato e che è presente ancora dentro di noi. È un cambiamento continuo e contaminato, simboleggiata dalla  farina che è il pulviscolo che offusca l’intensità dei colori emotivi. Il sale invece come metafora e crescita di vita.

Innesto – Di Maurizio Rapiti

K:  Ciao Maurizio, da come hai detto, il dipinto che porti a questa mostra porta il titolo di Innesto: un dipinto a quattro mani fatto insieme con un altro artista. Ci puoi raccontare chi è l’altro autore e qual è sua storia?

Maurizio Rapiti: Sembrerà strano ma l’altro artista non so chi sia, il dipinto è firmato ma la firma non sono riuscito ad interpretarla, come del resto neanche gli altri. Non so bene chi sia l’autore di quest’opera e sono venuto anche a sapere che la voleva buttare via. Non dava molto valore questo dipinto. Di solito quando vengono buttati dei dipinti a me dà sempre fastidio perché, anche se la qualità non è eccelsa, può essere sempre un modo per sperimentare qualcosa, e così è stato con questo dipinto che potete trovare alla mostra Innesti.

Ho deciso di inserire una mia parte pittorica nonostante il quadro sia di un altro genere, di un’altra mano, quindi ho proprio realizzato un innesto pittorico, completo nella sua artisticità. Il quadro di questo artista è del 1978, e dopo 40 anni ha ripreso vita. Se consideriamo anche la storia del quadro che non era apprezzato dall’artista, decidere di prenderlo e inserirlo all’interno di una nuova forma è un qualcosa di positivo.

(Abbiamo incontrato Maurizio per una lunga chiacchierata sul suo lavoro e sull’arte, la trovate qui!)

Io Fiorisco – Di Meri Ciuchi

K: Ciao Meri, che cosa vuoi trasmettere con il tuo lavoro Io fiorisco

Meri Ciuchi: Si tratta di questa propensione distintiva che ho a non darmi pace, benché fiorisco, rimandando più ad una nascita psicologica che fisica, stando in uno stato di benessere. Nel mio lavoro si vedono dei piccoli molluschi finti infilati su degli uncini. In questo lavoro il mollusco è la parte più tenera di me, che non si può difendere, quindi dà l’idea di fragilità, quindi “io fiorisco” vuole trasmettere proprio questo,  nonostante stiamo bene cerchiamo di crearci in noi delle infelicità, che da una parte penso che faccia parte anche della nostra natura. Invece la polvere di caffè trasmette lo stato adrenalinico, del panico, e il riuscire a stare fermi in una situazione. Come noi riusciamo a vivere queste cose, possiamo portarle in positivo e negativo, vivere tutto quanto con emotività, e forse è anche la mia emotività, ma anche in generale che trasforma le cose.

Like A Rainbow – Di Simone Anticaglia

K: Ciao Simone, in Like a Rainbow quale messaggio vuoi comunicare al pubblico e qual è il senso di questo lavoro?

Simone Anticaglia: Prima di tutto vorrei evidenziare il fatto che non necessariamente un lavoro artistico ha sempre un senso “logico”, ma piuttosto tenta di comunicare in maniera non verbale per provocare associazioni emotive, cognitive o entrambe nei casi migliori. Poi comunque posso dire che per la realizzazione di questo lavoro sono partito dall’idea dell’innesto come unione di materie prime di diversa natura per far nascere una nuova unicità come sintesi di diversità fuse. Da qui ho riflettuto sui colori e i profumi dei prodotti della Terra, che nella loro naturalezza biologica, possono rappresentare questa unità di varietà e che soprattutto sono una verità assoluta di purezza e conseguentemente ho sviluppato questo concetto:

“Nell’ attuale periodo storico, Autenticità e Menzogna, come Realtà e Finzione, si fondono attraverso “innesti” apparentemente spontanei che creano contesti ed esseri viventi molto complessi, identificazione di bisogni estetici e comportamentali ingannevoli e fasulli. Anche Like a Rainbow, sintesi del lavoro di associazione di materie prime Naturali e Artificiali, del resto non è altro che un surrogato dell’ illusione di poter ricreare una verità: La Natura”.

ROOT – Di Riccardo Antonelli

K: Ciao Riccardo, nel tuo lavoro per Innesti hai creato un’opera che vuole essere la sintesi del tuo percorso evolutivo o è frutto di emozioni diverse che stai vivendo in questo momento?

Riccardo Antonelli: L’opera creata per Innesti racchiude inevitabilmente il linguaggio attuale della mia ricerca per quanto riguarda la scultura. In ROOT sono partito dalla radice di un vecchio albero del mio giardino e mi sono lasciato trascinare dal flusso delle forme e dalla possibilità di rendere immortale qualcosa che fondamentalmente era già morto. Ovviamente con l’innesto di materiali metallici e artificiali, di fili e parti elettriche, ho generato una mia armonia di forme e parti integrate, dove convogliano processi e stati visivi appartenenti alle mie memorie. Un approccio al lavoro che è nato con il ciclo IMPOSSIBLE MACHINE e che sta continuando a contaminare gli attuali progetti ancora in corso, parallelamente ad altri ancora convogliati nella pittura.

Anestesia Come Modello Di Virtù – Di Gilda Foni

K: Ciao Gilda, come e quanto la tua esperienza  personale ha influenzato il lavoro per Innesti e qual è il messaggio che volevi comunicare?

Gilda Foni: La mia ricerca è quotidiana, l’arte è una necessità che mi porto da sempre, è un linguaggio essenziale, simbolico della mia vita. Niente è a caso, tutto ci parla e questo dà senso e significato a noi, alla nostra storia e a come evolviamo attraverso e con essa. Innesti quindi è la mia storia, come io vivo e vedo le contaminazioni che mi hanno resa quella che sono, sapendo che interpreto e giudico il mondo con la mia verità personale e così fanno gli altri. Innesti è stata l’occasione di parlare di un tema che io vivo come urgente, che riguarda tutti: quello dell’integrazione, del diverso, dello straniero, della paura del cambiamento, dello spavento creato dal non riconoscerci più come autorità al comando. La paura della perdita del controllo dovuta anche alla “male educazione” al sentire e vivere le emozioni. 

Il razzismo è solo la punta dell’iceberg di un modo di vivere e guardare il mondo. L’intento è quello di far vivere questo tema attraverso un’esperienza, una modalità diversa. Come ricorda il titolo, “anestetizzarsi” è spesso la strategia illusoria che l’essere umano adotta per non soffrire, finendo a sopravvivere lontano dalla vita, dai suoi cambiamenti naturali e da sé stesso.

Lavoro di Marco Buzzini

K: Ciao Marco, com’è nato il tuo lavoro per Innesti e che cosa vuoi trasmettere?

Marco Buzzini: Il lavoro è nato nel 2014 per una prova d’esame. Un lavoro che nasce in base ad influenze teatrali, ispirato Beckett e Sartre. Il mio lavoro lascia un ampio spazio di pensieri, è come un ventaglio, non deve trasmettere per forza un unica cosa, bene o male il mio lavoro lascia molte strade da percorrere. Per esempio i bambini ci vedono del divertimento guardandolo, in altri invece inquietudine. Un lavoro che lascia molti spazi e che rientrava bene anche nella tematica della mostra.

Opera di Bruno Cassapulas, a cura di Marte 360

K: Ciao Giovanni, che cosa vuoi trasmettere con il lavoro dove hai preso cura ad Innesti?

Giovanni Tricca: L’opera nasce in collaborazione con Marte 360 ed effetto K. Abbiamo voluto portare un nostro contributo all’interno della mostra introducendo un artista interessante, un graphic designer di São Paulo che sia chiama Bruno Cassapulas. Ci siamo occupati anche dell’allestimento delle sue opere, che sono delle mini clip di pochi secondi in stile Vaporwave, pieno di citazioni anni ’70/’80/’90. Quindi è uno stile che in qualche modo è contemporaneo ma che richiama anche il passato, ed è l’unico artista straniero all’interno della mostra.

 

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