Ulay: in morte di performance art e fotografia

2 marzo 2020: muore Frank Uwe Laysiepen, meglio noto con lo pseudonimo “Ulay”, quasi esclusivamente conosciuto per la relazione artistica e sentimentale con Marina Abramovic. La notizia della sua morte è passata silenziosa dietro infinite altre più urgenti. La maggior parte dei siti che ne hanno parlato hanno evidenziato soprattutto il suo essere stato compagno di Marina. Il fine di questo articolo: rimettere in luce una morte poco sentita e la figura di Ulay come artista in autonomia.

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Nasce il 30 novembre 1943, il padre è un gerarca nazista. Ciò lo porterà a vivere un senso di disprezzo e di colpa sommato al dolore dato dall’essere rimasto orfano. Motivi per cui rinnega il proprio nome e ad abbandona la Germania. Abbandona l’università a Colonia per dedicarsi alla fotografia analogica ed alla Polaroid, alle quali affianca studi sul rapporto identità-corpo e sulla prima cultura LGBT.

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Conferma della sua forte ostilità verso la sua origine è l’opera del 1976 There is a Criminal Touch to Art, performance che previde il furto del dipinto Der arme Poet (1839) dell’artista favorito di Hitler Spitzweg, portato poi nell’abitazione di amici immigrati turchi.

Nel 1976 conosce Marina Abramovic, l’amore e la grande arte che creano insieme si intensificano per 12 anni. Ne nascono i Relation Works, ovvero la serie di tutte le loro opere.

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Dalla separazione del 1988 Ulay torna a dedicarsi alla propria fotografia con opere come Polagram (1990-1993) e Anagrammatic Bodies del 2015 (in collegamento ai suoi collage del 1972). Nel 2009 si trasferisce a Lubiana dove gli viene diagnosticato il cancro che lo ha ucciso in quella stessa città 9 giorni fa. La malattia da vita a Project Cancer, documentario e ultimo grande progetto dell’artista.

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Vittoria Amati
Marco Tedeschi

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