Giro D’Italia 2019: le 10 (+1) pagelle di #PietreMiliari

Si è conclusa domenica 2 giugno, con l’arrivo a Verona, la 102° edizione del Giro D’Italia. Come al solito, le tre settimane della corsa in rosa sono state costellate di emozioni, sorprese, colpi di scena e momenti da ricordare. Ma, soprattutto, sono state animate dagli sforzi, dai muscoli e dalle menti di alcuni dei migliori protagonisti del ciclismo mondiale. Tiriamo le somme e proviamo a dare i voti ai nomi più attesi di questa edizione del Giro.

Richard CARAPAZ – 9

L’insospettabile fenomeno di questo giro d’Italia. Il ventiseienne della Movistar arrivava alla corsa rosa da co-capitano, in parte oscurato dal più altisonante Landa, quest’ultimo forte di tre vittorie al Giro da scudiero del Team Sky tra il 2015 e il 2017. Carapaz invece ne esce da eroe, con il suo Ecuador letteralmente impazzito di gioia e l’intero mondo del ciclismo ai suoi piedi.

La sua è una vittoria costruita con la costanza, la pazienza e soprattutto con una straordinaria condizione fisica: dopo aver timbrato il cartellino nella quarta tappa di Frascati, si tiene sempre a contatto con i diretti avversari nella classifica generale, e dopo la crono di San Marino (dalla quale esce con 3’16’’ da Roglic) costruisce il suo capolavoro: prima a Ceresole Reale, poi con la splendida azione di Courmayeur. L’attacco in salita è efficace e, complice l’immobilismo di Nibali e compagnia, gli permette di arrivare a quella maglia rosa poi difesa egregiamente sul Mortirolo e nelle ultime tappe prima di Verona. La squadra lo aiuta a gestire al meglio le energie, lui stronca sul nascere qualsiasi attacco e si prende la prima grande vittoria della carriera.
Carapaz festeggia la vittoria del Trofeo Senza Fine
Carapaz festeggia la vittoria del Trofeo Senza Fine dopo l’arrivo nell’Arena di Verona. Fonte: Giro D’Italia

Vincenzo NIBALI – 6.5

Sia ben chiaro: lo Squalo dello Stretto si riconferma ancora una volta un talento, finisce sul podio dell’undicesimo grande giro su ventuno disputati e accresce il suo palmarés a ben 35 anni. Tuttavia, guardando il percorso del Giro 2019 e gli avversari diretti, era lecito aspettarsi di più. Non tanto per la mancata vittoria della generale, né per non aver portato a casa nessuna tappa, quanto per l’atteggiamento: spesso nervoso dalla prima settimana, Vincenzo attacca quando oramai è troppo tardi, sulle ultime salite, e mai in maniera così convincente come tutti gli appassionati di ciclismo gli hanno visto fare almeno una volta. I suoi gregari, da Pozzovivo a Caruso senza dimenticarsi il fratello Antonio, danno tutto, lui alla fine ne tira fuori un secondo posto a poco più di un minuto da Carapaz e tanti rimpianti per aver fatto scappare l’ecuadoregno a CourmayeurNibali e Roglic durante la quattordicesima tappa. Nibali e Roglic durante la quattordicesima tappa. Fonte: Giro D’Italia

Primoz ROGLIC – 7.5

Il personaggio-non personaggio di questa edizione del Giro D’Italia. Schivo sloveno, campione del mondo Juniores di salto con gli sci, Roglic parla poco e pedala tanto. Fa il massimo possibile tra i pro e i contro delle tre settimane: se le tre cronometro in programma gli strizzano l’occhio, una Jumbo-Visma praticamente inesistente lo costringe ad affrontare tutte le salite in solitaria anche quando Movistar, Astana e Bahrain-Merida muovono 2/3 pedine a testa.

Domina tutti nell’arrivo della prima tappa, con l’ascesa al colle di San Luca nella cronometro di Bologna, e veste di rosa per cinque giorni prima di cedere la maglia a Conti. Firma il secondo acuto a San Marino, e nonostante tutti lo vedessero destinato a crollare sulle salite, resiste anche alla terza settimana (forse aiutato dalla cancellazione del Gavia a causa della neve), superando i piccoli problemi fisici ma soprattutto il paradossale episodio nella tappa 15: a 20 km dall’arrivo di Como la sua bici ha problemi tecnici, ma l’ammiraglia è attardata per una pausa “toilette” dell’equipaggio.

Non potendo avere una delle sue bici sostitutive, lo sloveno deve ricevere quella del compagno Tolhoek, con la quale scivola anche nella successiva discesa finendo contro un guard-rail e incassando 40’’ all’arrivo. La vera delusione è il tempo, abbastanza anonimo, con cui chiude l’ultima tappa, mancando la tripletta del perfetto cronoman, ma che gli basta per scavalcare Landa e conquistare il podio della generale. Rimane la curiosità su cosa avrebbe potuto fare Roglic con una squadra diversa, ma la sensazione è che per trionfare in un grande giro manchi ancora qualcosa nelle scalate.
Primoz Roglic alla partenza della cronometro di Bologna.Primoz Roglic alla partenza della cronometro di Bologna. Fonte: Giro D’Italia

Mikel LANDA MEANA – 7.5

Splendido. Dopo l’inizio in sordina, all’arrivo delle montagne fa letteralmente quello che vuole: per distacco il migliore in salita di questo Giro 102. Mostra le prime scintille a Ceresole, poi riesce a rimanere con gli uomini di classifica mentre Carapaz sprinta verso la Rosa a Courmayeur.

Da lì in poi è un perfetto gregario di lusso: sempre davanti col suo capitano, sempre vivace a ricucire ogni tentativo di attacco al potere. Il tutto senza rinunciare alle luci della ribalta: vittoria sfumata nella tormentatissima tappa di Croce D’Aune, quando dopo quattro GPM arriva davanti con Pello Bilbao, che però lo brucia in volata. Alla stessa maniera, all’indomani, Roglic gli soffia il podio per appena 8 secondi. Se individualmente esce da queste tre settimane a mani vuote, lo spagnolo è però consapevole di aver dato un contributo chiave sia alla vittoria del suo capitano che all’entusiasmo degli appassionati italiani.

Bauke MOLLEMA – 6

L’alfiere della Trek-Segafredo finisce il suo Giro senza infamia e senza lode, spesso oscurato dagli acuti di Ciccone. L’olandese si difende bene a cronometro, sembra pimpante alla fine della seconda settimana e lo dimostra a Ceresole Reale, ma incassa la tegola nel tappone di Courmayeur. Non è Richie Porte e si vede: da lì in poi perde sempre più terreno dal terzetto Carapaz-Nibali-Roglic, non riuscendo mai realmente a reagire. A Verona è quinto nella generale, ma prende oltre 5 minuti dalla testa.

Rafa MAJKA – 5.5

Discorso simile per il polacco della Bora-Hansgrohe: quasi sempre con i più temibili per la prima parte del giro, si scioglie quando arrivano le salite. Prova un paio di iniziative, ma nelle ultime tappe si stacca prima ancora che partano gli attacchi veri e propri. La squadra non lo aiuta, e lui fatica sensibilmente a tenere il ritmo dei big fino a Verona. Chiude sesto con quasi sette minuti di distacco.

Tom DOMOULIN – s.v.

Sfortunatissimo: sulla carta era uno degli iper-favoriti del Giro 102 dopo la vittoria del 2017 ed il secondo posto dello scorso anno. Estremamente pimpante nella crono di Bologna, viene messo fuori gioco dalla brutta caduta negli ultimi chilometri della tappa di Frascati. Arrivato sanguinante al traguardo, scortato dai compagni di squadra, si ritira nella quinta tappa, quella diretta a Terracina sotto la pioggia battente, per il dolore al ginocchio sinistro. Tutti gli appassionati sperano di averlo al meglio per il Tour de France.
Tom Domoulin dopo la caduta.Tom Domoulin dopo la caduta. Fonte: Giro D’Italia

Giulio CICCONE – 9

Monumentale. L’abruzzese domina, stravince la classifica della maglia azzurra (quella di miglior scalatore) e urla al mondo il suo nome. Straordinario per forma fisica, combattività e lettura delle tappe. Quando il suo compagno di fuga verso Ponte Di Legno Jan Hirt, dopo le tremende rampe del Mortirolo (GPM numero 20 conquistato in carriera da Ciccone), si rifiuta di dargli il cambio per non ostacolare il rientro del suo capitano Lopez, lui se lo porta fino al traguardo e lo brucia allo sprint. Il carattere è fumantino, l’esperienza non troppa, ma la sensazione è che il nativo di Chieti sia pronto per essere valorizzato come uomo di classifica, e che il ciclismo italiano possa aver trovato il suo nuovo astro.
Giulio Ciccone festeggia la vittoria della tappa del Mortirolo.Giulio Ciccone festeggia la vittoria della tappa del Mortirolo. Fonte: Giro D’Italia

Miguel ANGEL LOPEZ – 6.5

Nel Giro di Miguel Angel Lopez succede davvero di tutto: incassa un’eternità nella cronometro di San Marino, poi un salto di catena lo taglia fuori dai giochi al primo arrivo in salita a Ceresole Reale. La reazione del colombiano non si fa attendere: sembra staccarsi sul Mortirolo, ma al suo passo risale il gruppo ed addirittura prova l’attacco agli uomini di classifica, riuscendo ad accumulare margine poi dilapidato negli ultimi chilometri, conclusi addirittura in crisi di fame.

Sulle ultime salite è praticamente l’unico che prova a movimentare la situazione, complici anche i grandi sforzi degli uomini Astana, ma la sfortuna lo colpisce ancora. Un tifoso incommentabile, cercando di corrergli accanto, lo fa cadere durante l’ultima ascesa della ventesima tappa, beccandosi anche quattro schiaffi dal diretto interessato, che però perde del terreno non più recuperabile. Combattivo, anche nel vero senso della parola, ma anche discontinuo e imprevedibile: la maglia bianca di miglior giovane è una consolazione per chi puntava a ben altri traguardi.

Simon YATES – 4

La vera enorme delusione di questo Giro d’Italia. Il britannico apre la corsa con dichiarazioni al vetriolo, tutti lo aspettano esplodere in salita dopo la buona crono di Bologna, ma i segnali di cedimento arrivano già a San Marino, quando incassa oltre tre minuti da Roglic. Va in difficoltà su qualsiasi ascesa a qualsiasi pendenza e spesso si stacca nelle già nelle fasi iniziali delle tappe di montagna. Regala qualche segno di vita negli ultimi episodi, ma è davvero troppo poco. A salvare la faccia di una Michelton-Scott in chiara difficoltà è Esteban Chaves, che trionfa col suo inconfondibile sorriso a San Martino di Castrozza.

EXTRA: Chad Haga

L’ultimo sigillo del Giro d’Italia è dello statunitense. 30 anni, un forte legame con la famiglia ed uno altrettanto forte con la religione, Haga ha rischiato di non essere presente alla competizione: non un semplice problema muscolare né una mancata convocazione, ma una vera e propria sfida alla morte nel 2016, quando durante un allenamento venne investito assieme a tutta la sua squadra (la Alpecin) sulle strade spagnole. Fu operato al collo, al mento, al volto, e per diversi giorni il suo destino fu incerto. Tempo dopo, lo possiamo vedere in lacrime al traguardo di Verona, dopo aver coronato il sogno della prima vittoria nel World Tour trionfando davanti a tutti i migliori specialisti (Roglic e Campenaerts su tutti). Sicuramente una delle istantanee più belle di questo Giro d’ItaChaChad Haga dopo la vittoria della cronometro Verona-Verona.Chad Haga dopo la vittoria della cronometro Verona-Verona. Fonte: Giro D’Italia

 

Una risposta.

  1. giuliano ha detto:

    …complimenti bell’articolo.

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