Auditorium: Daniele Silvestri – La terra sotto i piedi

Una delle cose che si sente dire più spesso, non senza un fondo di verità, è che la musica Pop odierna non sia esattamente un granché, e il contesto italiano conferma spesso questo luogo comune. Recentemente però è uscito un disco che ci dimostra come non debba essere necessariamente così:

Oggi parliamo di La terra sotto i piedi, ultimo pregevolissimo lavoro di Daniele Silvestri.

Fonte: SoundBlog

Il disco

Dalle dimensioni decisamente notevoli con i suoi 14 brani per un totale di quasi 70 minuti di musica inedita, La terra sotto i piedi è il nono lavoro in studio del cantautore romano (decimo se si considera l’album “Il padrone della festa”, realizzato insieme agli amici Niccolò Fabi e Max Gazzè) ed esce in occasione dei 25 anni di carriera dell’artista. L’album si presenta come un lavoro estremamente elaborato, con grande cura e raffinatezza sia nei testi che negli arrangiamenti, in pieno stile Silvestri, con un occhio alla storia personale dell’artista e uno sempre puntato avanti alla ricerca di nuove avvincenti soluzioni. Alla sua uscita ha ricevuto il plauso di tanti colleghi del mondo della musica tra cui Jovanotti e Samuele Bersani.

Dal punto di vista degli arrangiamenti si tratta di un lavoro molto eterogeneo e ricco di sorprese: si passa da brani classicamente cantautorali, ritmi Dance con uso di elettronica massivo, fino a veri e propri esperimenti che uniscono atmosfere orchestrali con strofe Rap. Per quanto riguarda i testi il disco denota una grande capacità introspettiva e anche uno sguardo acuto capace di analizzare e raccontare la nostra società odierna in tutte le sue sfaccettature: l’amore, la scuola, la scena musicale contemporanea e ovviamente la politica.

I brani:

La terra sotto i piedi si apre con l’atmosfera elettronica e agrodolce di Qualcosa Cambia, in cui il cantautore romano racconta come sia possibile cambiare le cose anche solo continuando a rimanere insieme come sempre. Il messaggio è chiaramente politico, come mostrano i versi a “Una musica nuova / Una strada pulita / L’Europa sognata / La Siria guarita / Un popolo onesto / Le navi nei porti / La scuola diffusa / I processi più corti”. L’arrangiamento è semplice e minimale, con una drum machine a 150 bpm sopra la quale vengono suonate più linee di synth.

“Mercurio liquido, se leggi la nomenclatura”

A seguire troviamo quello che è il singolo trainante del disco, una canzone che ha fatto molto parlare di sé durante l’ultimo Festival di Sanremo: Argentovivo. Il brano è frutto di un lavoro corale cui hanno contribuito un gruppo di grandi artisti provenienti da varie parti del mondo della musica: una strofa e i cori vengono infatti cantati da Manuel Agnelli, leader degli Afterhours, una strofa Rap viene eseguita dal giovane Rancore, al secolo Tarek Iurcich, mentre alla batteria vediamo la partecipazione di Fabio Rondanini dei Calibro 35, il quale figura anche tra gli autori del brano.

Il testo si presenta come un’accesa denuncia del mondo dell’educazione, con un’impietosa rappresentazione della scuola, raffigurata come luogo di detenzione dei più giovani, deputato a estinguerne la creatività e lo spirito libero (per un’analisi del testo più approfondita vi rimando al bellissimo video di Riccardo Vessa sul canale WesaChannel). L’arrangiamento è molto singolare, in quanto mescola una sezione di archi, su cui s’inserisce un ritmo serrato di batteria in sedicesimi. Ogni sezione del brano è eccezionale e continua a crescere d’intensità fino all’ultimo ritornello in cui tutti gli strumenti si fermano per evidenziare l’ultima frase

“(Se c’è un peccato commesso là fuori) / è stato quello di nascere”.

Classificato terzo al televoto, Argentovivo è valso ai suoi autori il Premio della Critica “Mia Martini” (di cui Silvestri ora è l’artista ad averne vinte di più in carriera), il Premio della Sala Stampa “Lucio Dalla” e il Premio “Sergio Bardotti” per il miglior testo.

Il difficile rapporto con se stessi e con i fan

Si passa poi a La Cosa Giusta, brano dal sound elettronico che richiama le atmosfere di quello di apertura per poi giungere a una perla assoluta, ovvero Complimenti ignoranti, primo singolo estratto che ha annunciato il disco a gennaio di quest’anno. Nel brano l’autore interpreta il ruolo di un fan accanito, il quale, in quanto suo sostenitore e ammiratore, si sente artefice del successo dell’artista e in diritto di criticarlo e dirgli cosa dovrebbe fare, il tutto ovviamente sotto forma di commenti e messaggi sul web. Questo crea l’occasione propizia per riflettere sul proprio passato di artista (con un esplicito riferimento alla canzone Salirò) e sulle dinamiche che regolano oggi il mondo della musica, come spiegano i versi:

«Detto fra noi, lascerei stare le opinioni
Anzi, se puoi, concentrati sulle canzoni
Che vedi, ormai, hai poche visualizzazioni
Suggerirei, sai, di ritornare ai pezzi buoni
Tipo “Preferirei stare seduto sopra al ciglio di un vulcano”
Ti ricordi, salutando con la mano»

L’atmosfera elettronica continua anche nel successivo Tutti matti, composto dal tastierista Duilio Galioto e introdotto da un breve tuffo nel backstage in cui Silvestri discute di Bossa Nova e Do7+ con i suoi musicisti per poi arrivare a Concime. Il testo ha come oggetto la nostalgia verso un tempo lontano e più semplice, in cui comunicare era diverso, ma c’è anche il senso di inconsistenza e mancanza di appigli che vive l’autore. Viene fatto inoltre riferimento alla canzone Acrobati, tratta dall’album omonimo del 2016 e nel ritornello viene pronunciata la frase “La terra sotto i piedi” che dà il titolo all’album, evidenziando un senso di continuità con il passato. La musica è stata composta da Sebastiano De Gennaro e l’arrangiamento è di Enrico Gabrielli, già tastierista dei Calibro 35.

Il ritorno del duo Silvestri-Mastandrea

Il brano Scusate se non piango (che doveva originariamente dare il nome all’album) ha una vicenda particolare: nasce infatti da un’idea di Silvestri per realizzare un corto con l’amico di vecchia data Valerio Mastandrea (i due avevano già collaborato ai tempi di Gino e l’Alfetta) allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sul collettivo e laboratorio teatrale “Angelo Mai”, di Roma, che è stato più volte sgomberato dalle forze dell’ordine ed ancora oggi è a rischio chiusura. Mastandrea, in compagnia di Giorgio Testi, ha curato la regia di quello che poi è diventato il videoclip del brano. Molti sono i nomi noti del cinema italiano che vi hanno preso parte, tra cui Claudia Pandolfi, Lillo Petrolo (Del duo “Lillo e Greg”) e Pietro Sermonti (che ci piace ricordare come lo “Stanis La Rochelle” di Boris).

A chiudere la prima parte del disco c’è il singolo Prima Che, il quale si contrappone allo stile allegro precedente per andare a riprendere un sound cantautorale e il tema nostalgico di Concime. Anche se non riesco a spiegare esattamente perché, è un brano bellissimo e assolutamente commovente.

Il lato b

Blitz gerontoiatrico è il brano più piacevolmente polemico tratto da La terra sotto i piedi. Silvestri decide infatti scrivere il suo primo dissing Rap e lo fa con un carisma e una pungente ironia che la maggior parte del mondo dell’Hip-Hop italiano semplicemente non conosce. L’autore si scaglia infatti contro la nuova generazione di trapper che oggi hanno particolare successo, mettendo però in evidenza la pochezza dei loro testi, la comicità del loro look e il loro perpetrare stereotipi ridicoli e privi di senso.

La dedica al Pupone

 A seguire troviamo La vita splendida del capitano, breve omaggio che il cantautore, da tifoso dell’A.S. Roma, ha voluto dedicare all’ex capitano Francesco Totti. Il 14 maggio, con un post su Facebook, a seguito dell’annuncio del mancato rinnovo del contratto, Silvestri dedica la canzone anche a Daniele De Rossi.

“Come spiccioli di rame / in un apposito forziere”

Rame è una ballad romantica e sognante, che inizia lentamente con un intro di sole tre note di synth. Qui Silvestri dà la sua prova migliore nella poetica delle piccole cose, suo grande talento da sempre. La canzone parla infatti di un uomo che ha bisogno di tempo per riflettere ma purtroppo non ne ha e il tempo stesso viene paragonato a spiccioli di rame che da soli sono inutili, ma se accumulati sapientemente e con un po’ di fantasia, costituiscono un piccolo tesoro. Il brano infine ha due caratteristiche molto piacevolmente retrò: il lungo e struggente solo di sax suonato da niente meno che James Senese, storico leader dei Napoli Centrale e sassofonista di Pino Daniele, e la chiusura lenta in fade-out come non si sentono più oggi. La chitarra è suonata dall’amico Niccolò Fabi.

Foto tratta dalla partecipazione di Silvestri al programma “Ossigeno” condotto da Manuel Agnelli.
Fonte: @afterhours_official

Il dodicesimo brano è Tempi modesti, realizzato in collaborazione con il producer e rapper siciliano Davide Shorty. La canzone è pura satira del folle mondo di internet e della sua logica malata dei like e delle views. Del brano esistono due versioni, una da 5:43 minuti, pubblicata come singolo il 25 gennaio e una da 6:18 presente nell’album.

L’ultimo desiderio è anche l’ultimo singolo estratto e riprende anch’esso lo stile cantautorale dolce e classico di Prima che e Concime e ci porta verso il finale con Il principe di fango (solo un lieto fine), che chiude il disco ed è con i suoi quasi 7 minuti il brano più lungo di tutti. Due ballad malinconiche da ascoltare rilassati per riflettere sul loro bellissimo testo, chiudendo il sipario su un album eccezionale.

Conclusioni

La terra sotto i piedi è un disco maturo ma con la carica di un ragazzino, pieno d’introspezione ma non così chiuso in se stesso da non saper guardare con occhio lucido la realtà là fuori, è un disco serio, ma non così tanto da non concedersi una risata, e lo consiglio a chiunque oggi voglia ascoltare musica che valga davvero la pena e ti faccia sentire una persona migliore.

Un saluto, Nicolò Guelfi.

 

9 risposte

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