La Juventus sgambettata dalla neve

È il dicembre 2013 quando la Juventus, oramai passata oltre allo scandalo Calciopoli, sopportando l’inferno della Serie B ed il purgatorio di diverse stagioni a metà classifica in A, sta mettendo le basi per il terzo degli otto (ad ora) scudetti consecutivi.
In quegli anni i bianconeri trionfano agevolmente anche in Coppa Italia, ma il tallone d’Achille di Buffon e compagni rimane la Champions League: nei tre anni di gestione Conte, la Juventus non riuscirà mai a portare a casa un risultato di rilievo dalla massima competizione europea.

Il girone della Juventus

Nella stagione 12/13, le urne di Nyon accoppiano la squadra campione d’Italia con Real Madrid, Galatasaray e Copenaghen. Un girone molto difficile da vincere, ma abbastanza abbordabile per quanto riguarda il secondo posto, che vale comunque la qualificazione agli ottavi di finale.
I bianconeri, però, iniziano a rilento: non riuscendo ad andare oltre l’1-1 a Copenaghen e in casa contro i turchi. Venendo poi sconfitti di misura al Santiago Bernabeu, i ragazzi di Conte sono virtualmente eliminati alla fine del girone d’andata. Allo Juventus Stadium però Arturo Vidal e Fernando Llorente riescono a tenere in piedi il discorso qualificazione, impattando sul 2-2 contro il Real Madrid, mentre Copenaghen e Galatasaray si tolgono punti a vicenda. Eliminati i danesi due settimane dopo con un brillante 3-1, la resa dei conti arriva all’ultima giornata: si gioca ad Istanbul, e la compagine italiana può contare su due risultati su tre: essendo davanti di 2 punti, basterebbe non perdere per approdare alla fase ad eliminazione diretta.

L’avversario

Il Galatasaray in quegli anni sta mettendo in piedi un particolare progetto, una sorta di revival storico, con una rosa di giocatori che hanno fatto la storia del calcio europeo: c’è l’ex-Lazio Fernando Muslera tra i pali, Riera ed Ebouè, passati rispettivamente da Liverpool ed Arsenal, ed anche Felipe Melo, alla Juventus tra il 2008 ed il 2011. Ma, soprattutto, davanti il tecnico Roberto Mancini può contare su Wesley Sneijder e Didier Drogba, freschi delle Champions vinte pochi anni prima con Inter e Chelsea.
Insomma, una squadra esperta e temibile, che disputa le partite casalinghe nel terribile catino della Turk Telekom Arena.

La partita

La resa dei conti è fissata per martedì 10 dicembre, ma è qui che il destino decide di rendere la partita a suo modo unica: la capitale turca, come spesso succede durante gli inverni più rigidi, viene investita da una violenta nevicata. I fiocchi cadono numerosissimi, alternandosi anche a grandine, ed in pochissimo tempo anche sul campo di gioco il verde è relegato a pochissime zone: sostanzialmente si gioca su una pista di pattinaggio. L’arbitro incaricato di dirigere la contesa, il portoghese Pedro Proença, dà il via alla gara come da programma, ma dopo mezz’ora di gioco deve arrendersi: troppo forti le precipitazioni, troppa neve che si accumula in campo, troppo a rischio l’incolumità dei giocatori e – dato che sulle coperture dello stadio si stanno formando dei lastroni di ghiaccio a rischio caduta – anche degli spettatori. Si torna negli spogliatoi, la partita è rinviata.

Le squadre si ritirano dal campo. Fonte: Twitter @BuzzSpor

Sono chiaramente ore frenetiche, di tensione, in cui le comuncazioni tra i rappresentanti delle squadre, la terna arbitrale e la UEFA sono fitte e cariche di nervosismo. In tarda serata, infine, arriva la decisione: la nevicata dovrebbe placarsi, si riprenderà a giocare l’indomani alle 17.

Prato e fango

Quando, mercoledì, Antonio Conte guida i suoi per la seconda volta verso il campo da gioco, però, si nota immediatamente qualcosa di strano: il campo è diviso a metà. Da una parte, quella in cui il Gala attaccherà solo per i 15 minuti restanti del primo tempo prima di lasciarla alla Juventus, la neve è stata spalata con trattori e pale, mentre dall’altra è stata soffiata via con aria calda. Il risultato? I bianconeri si ritroveranno ad attaccare in una sorta di fanghiglia, mentre dall’altra parte, seppur ghiacciato, il campo rimane comunque praticabile. Conte, infuriato, fa notare la disparità di trattamento, ovviamente atta a favorire i padroni di casa, sia prima della gara che dopo la fine del primo tempo, dando vita al celebre siparietto del “this is not football” con l’avversario Drogba.

La decisione di Proença

Proença, però, non transige, e sostiene che la partita si debba continuare a giocare anche se la neve ha ricominciato a cadere. In campo, Conte ha schierato il suo 11 tipo: Barzagli, Bonucci e Chiellini davanti a Buffon, con Lichsteiner e Asamoah esterni a tutta fascia. In mezzo c’è Andrea Pirlo tra Vidal e Marchisio, mentre il duetto di punte è formato da Carlos Tevez e Fernando Llorente. Dall’altra parte, Mancini sceglie un 4-2-3-1 abbastanza offensivo: Zan e Kaya proteggono Muslera, con Chedjou a destra e Riera a sinistra. La diga è formata da Selcuk Inan e Felipe Melo, mentre davanti Eboué, Sneijder e Burak Yilmaz supportano Didier Drogba.

Il prevedibile finale

Nonostante la situazione rocambolesca, la Juventus riesce a mantenere il controllo della gara: si gioca prevedibilmente a ritmi bassi, e solo Drogba rischia di fare male con il suo strapotere fisico, ma Buffon gli dice di no due volte. Dall’altra parte, Muslera si oppone al mancino di Marchisio che, su brillantissima assistenza di Tevez, avrebbe probabilmente chiuso i giochi. A cinque minuti dal termine il risultato è ancora fisso sullo 0-0 che qualificherebbe i campioni d’Italia, ma ecco che il thriller arriva alla sua svolta decisiva. Ennesimo lancio lungo dei padroni di casa, che trova la torre altissima dell’instancabile Drogba. La sponda torna buona per Sneijder che, felino, riesce a controllare in corsa e ad aprirsi il varco per il destro incrociato, calciato cadendo. Non potentissima, la conclusione è però tremendamente precisa: un bacino al palo per poi depositarsi in rete, ed ecco che l’olandese può sfogare tutta la propria gioia tuffandosi in una delle collinette di neve accumulatesi a bordo campo. Nel gelo turco Conte prova la contro-impresa buttando dentro Quagliarella e Giovinco nel finale, ma giocare a calcio in determinate condizioni è davvero difficile, e al triplice fischio a festeggiare è Mancini.

L’esultanza di Sneijder e compagni. Foto: Bulent Kilic/Stringer

Le polemiche

Lo strascico di polemiche si placherà solo dopo diverse settimane, con l’allenatore bianconero inviperito a riguardo anche alla fine della stagione. Per la cronaca, il percorso europeo di quell’anno fu ugualmente deludente per entrambe le squadre: i turchi vennero estromessi dal Chelsea agli ottavi; mentre la Juventus, finita in Europa League con la prospettiva di disputare la finale a Torino, fu costretta a chinare la testa al Benfica in semifinale.

Antonio Conte lascerà, bruscamente, la squadra durante l’estate successiva, non riuscendo a cancellare lo sgambetto della neve turca dalla sua storia juventina.

L’esultanza del Galatasaray. Fonte: Twitter @GalaFans

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